Quali sono le conseguenze dell’APE sulle pensioni delle donne?

La nuova proposta di Anticipo Pensionistico sembrerebbe escludere l’opzione donna

 

L’Ape, il nuovo provvedimento proposto dal Governo per favorire la flessibilità in uscita, prevede, per i lavoratori nati tra il 1951 e il 1953, la possibilità di andare in pensione 3 anni prima, e quindi una volta raggiunta l’età di 63 anni e 7 mesi.

Tuttavia, molto probabilmente, con l’Ape, le donne non potranno più andare in pensione all’età di 57 anni e 3 mesi. Infatti, l’Anticipo Pensionistico di Renzi sembra escludere la proroga dell’opzione donna.

Al momento, la possibilità di usufruire dell’opzione donna è prevista per le lavoratrici del settore pubblico e privato che hanno maturato 35 anni contributi entro la fine del 2015, al raggiungimento del limite di età stabilito (che si alza però a 58 anni e 3 mesi per le lavoratrici autonome).

conseguenze-ape-opzione-donnaCosì, l’opzione donna consente di andare in pensione anticipatamente accettando però una penalizzazione sul proprio assegno pensionistico, che verrà calcolato interamente con il metodo contributivo, anche per la parte di contributi maturati prima del 1995.

Nonostante implichi un taglio delle pensioni piuttosto elevato, le donne vogliono la proroga fino al 2018 e, con il sostegno dei sindacati, si sono unite agli esodati e ai lavoratori precoci per manifestare in piazza a Roma il 19 Maggio al fine di richiedere un intervento da parte del Governo per prolungare l’accesso all’opzione donna.

Ma adesso, sembrerebbe essersi diffusa la notizia che, con l’approvazione del nuovo Anticipo Pensionistico, le probabilità che questa richiesta venga accolta siano molto basse.

Maria Luisa Gnecchi, del PD, ha però smentito che l’Ape di Renzi possa precludere la possibilità di prorogare l’opzione donna, alla quale, tra l’altro, si è dimostrata favorevole.

Riusciranno le lavoratrici italiane ad ottenere la proroga dell’opzione donna per andare in pensione qualche anno prima?

 

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