Solo 17.000 i nuovi pensionati della scuola

Se c’è un ambito di lavoro dove la riforma Fornero ha colpito più duramente, sicuramente questo è il comparto scolastico. L’aumento dell’età per la pensione, soprattutto per le donne, sta facendo sì che la scuola italiana sia sempre più affidata ad insegnati di più di sessant’anni, spesso stanchi e con una lunga e logorante carriera alle spalle. Parallelamente sono moltissimi gli insegnanti giovani, motivati e spesso precari, che affollano le graduatorie degli istituti e che in molti casi non potranno ottenere un posto di lavoro fisso in tempi ragionevoli.

Il bicchiere potrebbe essere visto come mezzo pieno se consideriamo che i pensionati nell’anno in corso saranno il 20% in più rispetto allo scorso anno; tuttavia andando ad analizzare i numeri, si capisce che di ben poca cosa si tratta. Stando a i dati del Miur (Il Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca), saranno infatti 13.380 gli insegnanti che lasceranno il lavoro durante l’anno, mentre il numero si riduce a 3.697 per quanto riguarda gli ausiliari, gli amministrativi ed il personale tecnico.

Se si considera che il comparto scuola occupa almeno 140.000 lavoratori precari (la metà di tutti i precari della pubblica amministrazione), la notizia non può lasciare indifferenti, soprattutto perchè sono in molti nel settore scolastico a chiedere il riconoscimento di lavoro usurante. Una soluzione semplice sarebbe stata quella di introdurre delle modifiche graduali all’età per la pensione, in modo da consentire agli insegnanti da più tempo in servizio di lasciare il lavoro, aprendo così delle possibilità per i lavoratori precari. Il dato del numero dei pensionati per l’anno in corso è ancora più significativo se si pensa che nel 2007 il numero dei pensionati raggiunse i 51 mila, praticamente il triplo! Sono cambiate le esigenze della scuola? No, semplicemente la riforma del lavoro, unita ai diversi interventi che hanno riguardato la scuola, non ha fatto altro che peggiorare una situazione già di per se anomala.

Aumentare i fondi per le pensioni reperendoli altrove consentirebbe alla scuola di togliere dal precariato moltissime persone, non sempre giovani come si è indotti a pensare e al contempo risolverebbe la questione dell’età degli insegnanti italiani, i più anziani dell’intera area Osce. Troppo semplice?

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