I contributi scomparsi dei professori (milanesi, per ora)

Un’altra notizia che ha dell’incredibile è comparsa in questi giorni sui giornali nazionali. Alcuni professori della provincia di Milano, ormai prossimi alla pensione, si sono recati all’Inps per avere il conteggio effettivo dei contributi versati. Hanno così scoperto un buco contributivo che va dall’inizio degli anni settanta fino al 1987, quando molti di loro effettuarono supplenze (anche di lunga durata) presso gli istituti scolastici della provincia di Milano.

Il caso, secondo quando calcolato dal Direttore Scolastico della provincia Giuseppe Petralia, riguarderebbe centinaia di persone, ma il numero potrebbe addirittura salire nei prossimi mesi, via via che verranno fatte le opportune verifiche, ma potrebbe essere solo la punta dell’iceberg  e riguardare l’intero territorio nazionale.

Lo Stato ci ha fregato ancora?

L’Ufficio Scolastico della Lombardia (l’ex Provveditorato), ha in effetti confermato che i contributi non sarebbero presenti e che quindi sarà necessario trovare una copertura contributiva per gli ammanchi. In alcuni casi i professori hanno deciso di versare di tasca propria i contributi mancanti, soprattutto per i periodi brevi, ma non mancano casi di docenti in attesa di pensione da quattro anni, che si sono visti negare il pensionamento dall’Inps a causa dei mancati versamenti contributivi.

Oltre al danno, la beffa, quindi.

Il direttore Petralia ha affermato che verrà convocato un tavolo con l’Inps per la risoluzione della situazione, ma nel frattempo gli insegnanti stanno tentando di reperire presso le scuole i documenti che attestino le prestazioni lavorative. Il problema potrebbe essere stato causato in parte dal diverso trattamento che veniva riservato ai contributi delle supplenze brevi, gestite dall’Inps, diversamente dagli altri contributi che erano in carico all’Inpdap, ormai accorpato all’interno dell’Inps.

La situazione appare piuttosto complessa e ci si augura che il caso sia limitato alla sola provincia di Milano, anche se temiamo, perdonate il pessimismo, che possa trattarsi di una situazione generalizzata  e diffusa su tutto il territorio nazionale, resa ancor più complessa dal lungo lasso di tempo trascorso.

Consigliamo quindi agli insegnanti di conservare tutta la documentazione che attesta l’effettiva prestazione di lavoro e verificare, dove possibile, che i contributi dovuti siano stati effettivamente versati. Come d’altronde ci si aspetterebbe da un ente pubblico.

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