Crolla il tetto per le pensioni d’oro: lo stop al decreto Meloni

Nei giorno scorsi si è sentito più volte parlare della proposta di introdurre un tetto massimo per le cosiddette”pensioni d’oro”, le pensioni cioè che raggiungono una cifra molto più alta rispetto alla media nazionale. L’ex ministro e capogruppo alla Camera dei Deputati di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, aveva da tempo sottolineato la necessità di introdurre un massimale mensile per le pensioni, in modo da favorire la sostenibilità dell’intero sistema pensionistico, messo a dura prova da un deficit sempre più alto e da una gestione non esattamente trasparente, come si teme che il caso dell’ex presidente Mastrapasqua possa dimostrare.

La commissione Lavoro della Camera ha ritenuto non adeguata la proposta con un tetto fissato a 3.200 euro netti, che includeva la previdenza complementare ed integrativa, ed ha perciò deciso di votare un emendamento per la soppressione del provvedimento. Marialuisa Gnecchi, esponente del Partito Democratico  e relatrice del testo bocciato, ha espresso la volontà di rinviare il testo in commissione, nonostante sia già stato dato il tempo necessario per una discussione adeguata.

Giorgia Meloni dal canto suo, ha dichiarato che la bocciatura della proposta indica chiaramente la mancata volontà del Parlamento di intervenire sulle pensioni, cosa che non possiamo che sottoscrivere, considerando anche il fatto che la Meloni si era resa disponibile ad un innalzamento del tetto massimo fino a 5.000 euro.

L’onorevole Gnecchi si è detta fiduciosa per la risoluzione del problema sulla nomina del nuovo presidente Inps (che deve però ancora essere designato), in quanto notevoli difficoltà sono state riscontrate nel ricevere le informazioni necessarie dalla stessa Inps.

Ancora una volta insomma Inps e maggioranza politica stanno formando un cocktail mortale che sarà ovviamente servito ai pensionati delle fasce più deboli, come sempre vittime dei tagli e dei peggiori provvedimenti sulle pensioni. Ci si augura che la volontà di intervento delle due politiche citate non trovi in futuro i veti riscontrati fino ad ora, avendo dimostrato di saper dialogare anche tra partiti politici opposti, quando le esigenze della popolazione lo rendono necessario. Non ci resta che attendere di conoscere il nome del nuovo presidente Inps e il futuro di questa proposta di legge.

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