Perequazioni: è il giudice l’ultima spiaggia?

Il fatto che ormai, in Italia, i pensionati non sappiano più a che santo votarsi per ottenere una pensione decente (per chi c’è l’ha) o per veder garantito il proprio diritto al ritiro del lavoro (per tutti gli over sessanta) è ormai un dato di fatto. A volte sembra che l’unica speranza per ottenere un compenso equo e che permetta per lo meno di vivere sia rivolgersi alla giustizia!

Giustizia sociale è quanto cercano i pensionati, e giustizia è quanto ha ottenuto un pensionato che si è rivolto alla sezione lavoro del tribunale di Palermo contro le norme di perequazione stabilite  per il biennio 2012/2013 dal governo Monti. Il tribunale ha interpellato la Corte Costituzionale per capire se le norme potessero essere ritenute legittime o meno e la Corte ha sentenziato quanto segue:

l’illegittimità del blocco della perequazione automatica delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo Inps per il biennio 2012/2013” e, in aggiunta, la condanna dell’ente previdenziale convenuto (Inps) “a riliquidare in proprio favore il trattamento pensionistico perequato ex I.n. 448/1998, art. 34, comma l ed a corrispondergli i relativi ratei maturati e non percepiti e/o percipiendi nel biennio 2012/2013 maggiorati di interessi e rivalutazione monetaria come per legge sino all’effettivo soddisfo”.

Insomma, le perequazioni non sarebbero legali!

Cosa rimane da fare quindi al cittadino pensionato? Non crediamo che rivolgersi ad un giudice per ogni singolo caso sia la strada giusta, anche perché non tutti hanno la possibilità di farlo. Ancora una volta ci verrebbe voglia di chiedere risposte alla classe politica, ma siamo ancora in attesa che la tanto declamata Legge di Stabilità arrivi finalmente ad una conclusione! Infatti a milioni di cittadini ancora non è dato sapere cosa avverrà dei loro trattamenti pensionistici e se la rivalutazione sarà effettivamente applicata come previsto inizialmente (vedi qui, se ti sei perso il post). Tra chi spera ancora in una riforma del lavoro che modifichi le norme della riforma Fornero e chi teme per i tagli per le pensioni cosiddette d’oro, non resta che attendere, ancora, che la classe politica decida.

Speriamo solo di non trovare altri sgraditi tagli sotto all’albero di Natale!

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