Tutto Pensioni: le nuove regole

Il 19 marzo scorso si è tenuto un incontro organizzato dal Sole24Ore in collaborazione con Ministero del Lavoro e Inps incentrato sulla riforma previdenziale appena approvata dal parlamento.

Durante il convegno “Tuttopensioni2012” si sono succeduti esperti che hanno chiarito taluni aspetti concettuali della riforma. In particolare gli interventi degli sono stati riassunti in quattro dispense la prima delle quali è stata redatta da Edoardo Gambacciani e ha avuto come tema le nuove regole.
L’esperto del Ministero del Lavoro oltre a chiarire taluni aspetti pratici ormai noti della riforma ha tenuto a chiarire la ratio della norma che inseguirebbe i valori di equità, sostenibilità, adeguatezza, trasparenza e semplificazione.
Gli strumenti messi in campo dalla riforma per ottenere gli obiettivi sono quelli del passaggio al sistema contributivo e l’introduzione di nuovi requisiti per ottenere il pensionamento, flessibili e legati all’aspettativa di vita.
L’equità tra le diverse generazioni sarebbe garantita dal contributivo in quanto cesserebbe di accumularsi un debito implicito ripagato dalle generazioni successive e sarebbe l’equità garantita all’interno di una stessa generazione perché ognuno riceverebbe la pensione proporzionalmente a quanto versato e a prescindere dalla dinamica della carriera. Inoltre è portata a compimento l’equità di genere con l’equiparazione progressiva dell’età pensionabile maschile e femminile.
La sostenibilità è garantita anch’essa dal passaggio al contributivo, sostanzialmente ritorna al lavoratore quanto accantonato con i contributi secondo un tasso di capitalizzazione aggiornato a seconda del PIL, ma anche dall’avere introdotto limiti mobili per l’approdo alla pensione. Infatti l’età pensionabile sarà d’ora in poi correggibile con provvedimento amministrativo ogni due anni per tenere conto delle dinamiche legate all’aspettativa di vita.
Le misure approvate sarebbero – a dire di Gambacciani – diretta conseguenza delle evoluzioni demografiche ed economiche del paese che, dopo la riforma, potrà contare su una progressiva riduzione della spesa previdenziale rispetto al PIL fino a vederne azzerare l’incidenza nel 2045 con la conseguenza di liberare importanti risorse per altri impieghi di welfare.

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