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giovedì 5 giugno 2014
Governo vs pensioniati: primo round!

Governo vs pensioniati: primo round!

E' scontro acceso all'interno del governo guidato dal premier Matteo Renzi sulla possibilità di uscita anticipata dal lavoro per i dipendenti pubblici.

La prima reazione all'ipotesi di pensionamento anticipato avanzata dal ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia ha risposto per prima l'ex titolare del Lavoro Elsa Fornero che ha affermato: «Alla Madia suggerisco di essere abbastanza attenta, i dipendenti privati farebbero bene ad arrabbiarsi perché non possono essere sempre solo loro a pagare». La presa di posizione dell'ex ministro ha suscitato scalpore e qualche commento anche ironico, in quanto la riforma che dell'ex ministro Fornero porta il nome ha scontentato più di una categoria sociale dall'attuazione ad oggi.


Il dibattito è scaturito dall'intenzione espressa dal ministro Madia, che aveva affermato di voler studiare un piano per il pensionamento anticipato dei dipendenti pubblici. Le prime proteste non hanno tardato a prendere piede, con gli esodati in prima fila perché il governo risolva innanzitutto la loro situazione, ormai catalogabile come assurda. La richiesta al ministro Madia è che prima di considerare i prepensionamenti per i dipendenti della Pubblica Amministrazione si risolva il loro caso, ormai diventato annoso, con centinaia di persone sospese tra non-lavoro e attesa di una pensione, che stenta però a materializzarsi nonostante le promesse fatte fino ad ora.

Dalla parte degli esodati si è schierato il collega di partito Stefano Fassina, già ministro del precedente governo Letta, che ha definito prioritaria la risoluzione delle questione esodati, appoggiato anche da Gianni Cuperlo, che ha espresso lo stesso parere in seguito alla riunione del Partito Democratico tenutasi poche settimane fa.

L'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano si è detto subito contrario ad un provvedimento che privilegi i dipendenti statali, e non possiamo che sottoscrivere questa affermazione!

Se finalmente il governo Renzi si è deciso a parlare anche di pensioni e pensionati, attendiamo però che trovi almeno una posizione univoca al proprio interno.

Un primo passo, certo, ma aspettiamo il secondo round per ulteriori giudizi. Fight!
martedì 8 aprile 2014
La spending review miete vittime tra i pensionati

La spending review miete vittime tra i pensionati

Il movente è la spending review mentre  l'esecutore materiale si chiama Carlo Cottarelli ed è il commissario incaricato dal premier Matteo Renzi per la revisione della spesa pubblica. Da più parti si afferma che una revisione della spesa sia necessaria (e non possiamo che condividere questo intervento a favore dei conti dello stato), ma non si capisce perchè per l'ennesima volta debbano essere i pensionati a fare le spese.
Inizialmente dimenticati dal discorso di intenti del neonominato premier Renzi (se vi siete persi il nostro post potete leggerlo qui), i pensionati sono tornati nelle attenzioni del governo e dei suoi collaboratori non come categoria da proteggere, come ci si sarebbe lecitamente aspettati, ma come costo da ridurre per riequilibrare la spesa pubblica.

Le prime pensioni sulle quali si è pensato di intervenire sono quelle di reversibilità, per le quali è prevista una riduzione complessiva di circa cento milioni di euro a partire dal 2016. Di pari valore, ma anticipato di un anno sarà il taglio sulle pensioni di accompagnamento per gli invalidi al 100%, mentre un piano di intervento è previsto anche per le pensioni di guerra, delle quali dobbiamo però ammettere che la quota è piuttosto esigua rispetto al totale dei pensionati.

Carlo Cottarelli

Ultima, ma molto significativa è poi l'intenzione di innalzare l'età per il pensionamento delle donne dagli attuali 41 a 42 anni per gli assegni di anzianità, equiparando quindi l'anzianità di servizio a quella già prevista per gli uomini.

Nessun accenno è stato invece per ora fatto agli interventi che sarebbero davvero necessari per garantire un futuro pensionistico a migliaia di lavoratori precari, che ancora una volta rischiano di finire dimenticati nel tritacarne sociale dei tagli.

Resta da vedere quali di questi tagli verranno effettivamente attuati e con quali modalità. Per il momento comunque il panorama dei pensionati rimane nero, nonostante le speranze riposte da molti nel nuovo premier.
martedì 18 marzo 2014
I contributi scomparsi dei professori (milanesi, per ora)

I contributi scomparsi dei professori (milanesi, per ora)

Un'altra notizia che ha dell'incredibile è comparsa in questi giorni sui giornali nazionali. Alcuni professori della provincia di Milano, ormai prossimi alla pensione, si sono recati all'Inps per avere il conteggio effettivo dei contributi versati. Hanno così scoperto un buco contributivo che va dall'inizio degli anni settanta fino al 1987, quando molti di loro effettuarono supplenze (anche di lunga durata) presso gli istituti scolastici della provincia di Milano.

Il caso, secondo quando calcolato dal Direttore Scolastico della provincia Giuseppe Petralia, riguarderebbe centinaia di persone, ma il numero potrebbe addirittura salire nei prossimi mesi, via via che verranno fatte le opportune verifiche, ma potrebbe essere solo la punta dell'iceberg  e riguardare l'intero territorio nazionale.

Lo Stato ci ha fregato ancora?

L'Ufficio Scolastico della Lombardia (l'ex Provveditorato), ha in effetti confermato che i contributi non sarebbero presenti e che quindi sarà necessario trovare una copertura contributiva per gli ammanchi. In alcuni casi i professori hanno deciso di versare di tasca propria i contributi mancanti, soprattutto per i periodi brevi, ma non mancano casi di docenti in attesa di pensione da quattro anni, che si sono visti negare il pensionamento dall'Inps a causa dei mancati versamenti contributivi.

Oltre al danno, la beffa, quindi.

Il direttore Petralia ha affermato che verrà convocato un tavolo con l'Inps per la risoluzione della situazione, ma nel frattempo gli insegnanti stanno tentando di reperire presso le scuole i documenti che attestino le prestazioni lavorative. Il problema potrebbe essere stato causato in parte dal diverso trattamento che veniva riservato ai contributi delle supplenze brevi, gestite dall'Inps, diversamente dagli altri contributi che erano in carico all'Inpdap, ormai accorpato all'interno dell'Inps.

La situazione appare piuttosto complessa e ci si augura che il caso sia limitato alla sola provincia di Milano, anche se temiamo, perdonate il pessimismo, che possa trattarsi di una situazione generalizzata  e diffusa su tutto il territorio nazionale, resa ancor più complessa dal lungo lasso di tempo trascorso.

Consigliamo quindi agli insegnanti di conservare tutta la documentazione che attesta l'effettiva prestazione di lavoro e verificare, dove possibile, che i contributi dovuti siano stati effettivamente versati. Come d'altronde ci si aspetterebbe da un ente pubblico.

martedì 11 marzo 2014
Presidente Renzi, si è scordato delle pensioni?

Presidente Renzi, si è scordato delle pensioni?

Dei discorsi per la richiesta di fiducia alle Camere del neopresidente del Consiglio Matteo Renzi, si sono versati fiumi di inchiostro negli scorsi giorni, e ancora se ne continuano a versare. Nonostante nel discorso per la fiducia non si richieda solitamente l'enunciazione di una strategia dettagliata, sono piovute da molte parti critiche sulle parole dell'ex segretario del Partito Democratico, in quanto a parere di molti avrebbe elencato solo una serie di intenti, senza però indicarne le possibilità di copertura finanziaria o di concreta risoluzione.

Tra i dimenticati dal discorso di Renzi ci sono però diverse categorie, tra le quali quella dei pensionati. Non una parola è stata infatti pronunciata in merito alle pensioni, e alle richieste di modifiche alle ultime riforme del lavoro, che si fanno sempre più pressanti a causa di evidenti disparità tra i trattamenti pensionistici erogati che da un lato raggiungono cifre incredibili, mentre dall'altro consentono a stento di rimanere nei limiti della soglia di povertà.


L'assenza dei pensionati dalle parole di Matteo Renzi è stata notata anche dall'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, parlamentare del Pd e presidente della commissione Lavoro della Camera. Damiano ha infatti affermato di aver apprezzato l'inclusione nei discorsi programmatici delle tematiche della scuola e del lavoro; tuttavia si è dichiarato deluso dall'assenza del tema previdenziale che necessariamente si lega alle tematiche del lavoro ed alla risoluzione della problematica degli esodati, la nuova categoria sociale creata dalla riforma dell'ex ministro Elsa Fornero.

Ovviamente non ci resta che sperare che l'assenza delle pensioni dal discorso del neo premier sia solo una vista, e che Renzi tenga nella dovuta considerazione le problematiche legate alla previdenza ed alla gestione dell'Inps, in inconfutabile crisi dopo la vicenda che ha coinvolto l'ex presidente Mastrapasqua.

Sul neoeletto Ministro per il Lavoro e per le Politiche Sociali, Giuliano Poletti, è ancora presto per fare previsioni. Ci si augura che l'esperienza precedente, acquisita tra militanza politica nella sinistra e presidenza della Legacoop possa avergli lasciato in dote una forte sensibilità alle tematiche del welfare. Staremo a vedere.
martedì 4 marzo 2014
Solo 17.000 i nuovi pensionati della scuola

Solo 17.000 i nuovi pensionati della scuola

Se c'è un ambito di lavoro dove la riforma Fornero ha colpito più duramente, sicuramente questo è il comparto scolastico. L'aumento dell'età per la pensione, soprattutto per le donne, sta facendo sì che la scuola italiana sia sempre più affidata ad insegnati di più di sessant'anni, spesso stanchi e con una lunga e logorante carriera alle spalle. Parallelamente sono moltissimi gli insegnanti giovani, motivati e spesso precari, che affollano le graduatorie degli istituti e che in molti casi non potranno ottenere un posto di lavoro fisso in tempi ragionevoli.

Il bicchiere potrebbe essere visto come mezzo pieno se consideriamo che i pensionati nell'anno in corso saranno il 20% in più rispetto allo scorso anno; tuttavia andando ad analizzare i numeri, si capisce che di ben poca cosa si tratta. Stando a i dati del Miur (Il Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca), saranno infatti 13.380 gli insegnanti che lasceranno il lavoro durante l'anno, mentre il numero si riduce a 3.697 per quanto riguarda gli ausiliari, gli amministrativi ed il personale tecnico.


Se si considera che il comparto scuola occupa almeno 140.000 lavoratori precari (la metà di tutti i precari della pubblica amministrazione), la notizia non può lasciare indifferenti, soprattutto perchè sono in molti nel settore scolastico a chiedere il riconoscimento di lavoro usurante. Una soluzione semplice sarebbe stata quella di introdurre delle modifiche graduali all'età per la pensione, in modo da consentire agli insegnanti da più tempo in servizio di lasciare il lavoro, aprendo così delle possibilità per i lavoratori precari. Il dato del numero dei pensionati per l'anno in corso è ancora più significativo se si pensa che nel 2007 il numero dei pensionati raggiunse i 51 mila, praticamente il triplo! Sono cambiate le esigenze della scuola? No, semplicemente la riforma del lavoro, unita ai diversi interventi che hanno riguardato la scuola, non ha fatto altro che peggiorare una situazione già di per se anomala.

Aumentare i fondi per le pensioni reperendoli altrove consentirebbe alla scuola di togliere dal precariato moltissime persone, non sempre giovani come si è indotti a pensare e al contempo risolverebbe la questione dell'età degli insegnanti italiani, i più anziani dell'intera area Osce. Troppo semplice?
lunedì 3 marzo 2014
Il futuro dell'Inps e dei pensionati

Il futuro dell'Inps e dei pensionati

Dopo le dimissioni forzate dell'ex presidente  Inps Antonio Mastrapasqua a causa di uno scandalo che lo ha coinvolto in merito alla gestione dell'Ospedale Israelitico e ad una presunta truffa nei confronti della Regione Lazio (se vi siete persi l'articolo leggetelo qui), si è aperto il toto nomi su chi sarà incaricato per la direzione dell'ente.

Il caso Mastrapasqua per ora ha ottenuto almeno un effetto: non sarà più possibile per una persona accorpare più cariche importanti, come la presidenza dell'ente pensionistico ed altre cariche di alto livello appunto. Tolti quindi coloro che già occupano posizioni di rilievo, chi potrebbe essere a decidere le sorti di pensioni e pensionati?

Stando a quanto emerso in questi giorni, molti farebbero il nome dell'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu che in passato si era detto critico per alcuni passaggi della riforma del ministro Fornero. Altri invece vorrebbero alla carica più alta l'ex ministro e senatore Maurizio Sacconi, che presiede la commissione lavoro. Tuttavia c'è chi sostiene che il prossimo presidente potrebbe essere Guglielmo Epifani ex CGIL ed ex segretario del Partito Democratico.



Chiunque sarà però designato alla carica, avrà da fare i conti con una situazione a dir poco drammatica, che vede i bilanci dell'ente segnati da un rosso preoccupante, che potrebbe mettere a repentaglio le pensioni delle prossime generazioni.

Stando a quanto dichiarato dall'ex parlamentare Giuliano Cazzola, esperto in materia pensionistica, il prossimo presidente dovrebbe:

"Saper stare sulla scena mediatica, conoscere a fondo i problemi del nostro welfare ed essere un vero manager di un'azienda che ha 30.000 dipendenti e un sistema informatico come il Pentagono".

Secondo il nostro parere, ovviamente ben più modesto, qualsiasi persona verrà nominata dovrà si conoscere a fondo i problemi del welfare, ma dovrà anche trovare un modo per risolvere una situazione che appare ogni giorno più compromessa. Ci auguriamo inoltre che colui o colei che guiderà l'Inps faccia della trasparenza la cifra del proprio operato e che per qualsiasi riforma, consideri prima le necessità di chi sta in basso, e valuti solo poi quelle di chi detiene pensioni da privilegiato.

Chiediamo troppo?
"Sono vicino al suicidio": quando lo Stato Italiano è assente

"Sono vicino al suicidio": quando lo Stato Italiano è assente

In data 01 Marzo 2014 abbiamo ricevuto da Ruggero (omettiamo il cognome per privacy) l'e-mail che riportiamo qui di seguito integralmente così come ci è pervenuta. Alle Istituzione (INPS, Governo, Enti, etc.) e non, che vorranno prendere contatto con l'interessato, chiediamo di scriverci per ottenere i dati dello stesso che spera per il nostro tramite di trovare risposta alle proprie necessità.

"Ho un problema tutt'ora ricevo una pensione civili della cifra di 290 euro calcolando che ho perso un occhio dopo un infortunio sul lavoro nel 1997 e per far un piacere al mio capo non ero andato in infortunio anzi l'ho fatto passare come mutua quando poi mi sono state trovate sei schegge nel occhio ed essere stato messo in lista per un futuro trapianto di cornea che poi feci con conseguenze di un rigetto in oltre ho un epatite C ,quando mi sono reso conto della gravita del danno passato un mese chiesi ai sindacati di poter riprendere l'infortunio quando avevo anche un testimone in oltre quel giorno avevo timbrato anche il cartellino ma la risposta dei sindacati , la loro risposta fu che ormai era passato un mese e non avrei più riprendere l'infortunio cosi per me è comincio un calvario sia al livello medico che al livello di salute .ed ora dopo diversi incontri con la commissione medica che si occupa delle invalidità, incominciai a prendere il 33% poi dopo diversi anni arrivai al 46% che comporta il collocamento mirato  istituto che non si è mai occupato della cosa solo quest'anno sono riuscito ad arrivare al 90% di invalidità pero si sono aggiunte altre patologie una che o dovuto ricostruire tutto lo zigomo destro ed in oltre o rotto tutti i denti superiori e la auto che mi a investiti è scappata ,ora prendo 290 euro  e non riesco a trovare un lavoro nemmeno attraverso le cooperativa del posto e sono completamente disponibile comunque dicevo che visto che prendo una pensione giustamente dovuta anche se molto bassa ovvero di 290 euro mensili, il problema sta nel fatto che visto che la mia pensione viene ritenuta bassa calcolando che non pago nessun affitto, ho chiesto sia alle poste che alle banche un prestito di 1500 euro per poter mettere i denti superiori visto che li ho rotti. Da parte di quest'ultime non mi fanno questo prestito per sistemare i denti, mi rispondono che ho la pensione troppo bassa ora io vi chiedo di aiutarmi e lo chiedo a gran voce, sono già vicino al suicidio vi prego prendete in considerazione la mia situazione, ora vi porgo i miei saluti con la speranza di essere contattato per poter risolvere la questione per ora vi ringrazio restando in attesa di una vostra risposta. GRAZIE"

Non sappiamo se la storia riportata da Ruggero sia veritiera o se integralmente corrispondente alla realtà ma abbiamo paura di uno Stato così assente e sordo alle necessità dei propri cittadini.
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